Due poltrone per Giani Il Pd: troppe, deve scegliere

Corriere Fiorentino

Presidente del Coni provinciale fiorentino, presidente della Fondazione casa Buonarroti, presidente del Consiglio comunale… Eugenio Giani aggiunge al suo curriculum anche la carica di consigliere regionale, subentrando ad Alessia Ballini, scomparsa la scorsa settimana: «Non nascondo un certo imbarazzo— dice— avrei preferito coronare questo mio traguardo in altro modo, magari perché altri consiglieri se ne andavano in Parlamento, purtroppo però le cose non si possono programmare» . Ieri l’ex assessore allo sport e ex assessore alla cultura) nella giunta Domenici ha dato al gruppo del Pd e al partito la propria disponibilità a dimettersi da presidente dell’assemblea fiorentina. «Ma finché non sarà indicato il mio sostituto, condiviso da tutti — dice Giani — non mi dimetterò. Non voglio lasciare un vuoto di potere» . Dunque lascerà lo scranno solo quando la maggioranza troverà il suo successore, pescandolo ancora una volta, probabilmente, fra le fila del Pd (almeno su questo il gruppo sembra essere compatto e tra i nomi che circolano c’è quello di Tea Albini). E comunque, ricorda Giani, a fare scuola c’è caso di Maurizio Bianconi Pdl), che a suo tempo rimase fare il presidente del Consiglio comunale di Arezzo nonostante l’elezione in Regione. Giani invece rimarrà in Palazzo Vecchio come consigliere? Valuteremo» , dice, ma sembra più che orientato a restare. Anche perché, formalmente, non c’è incompatibilità fra le due cariche. La questione dal punto di vista giuridico riguarda l’indennità: appena metterà piede in Palazzo Panciatichi, Giani non riceverà più il gettone da consigliere comunale. Il problema politico invece sta nel codice etico del Pd, che vieta il cumulo di cariche: «Ciascun dirigente, ogni componente di governo tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle liste del Pd si impegnano a assolvere con competenza, dedizione e rigore le funzioni ricoperte, senza cumulare incarichi che precludano di svolgere compiutamente la responsabilità affidata, evitando in particolare, di: sommare più funzioni monocratiche interne al partito; assumere o ricoprire contemporaneamente più cariche istituzionali elettive; cumulare una funzione monocratica interna al partito con la titolarità di una carica istituzionale monocratica di equivalente o analogo livello territoriale, fatta eccezione per l’incarico di presidente del Consiglio dei Ministri» . Il capogruppo del Pd di Palazzo Vecchio Francesco Bonifazi cerca di buttare acqua sul fuoco, considera Giani funzionale» , perché la sua lunga esperienza e la sua competenza sono utili al gruppo e fra averlo e non averlo, dice, c’è la sua differenza. E in più il sindaco Renzi gli avrebbe detto di risolvere la questione tenendo Giani nel Salone de’ Dugento ed evitando troppi casini. Ma nel gruppo che aria tira? Pubblicamente le bocche sono più o meno cucite, ma in privato i consiglieri si scatenano. «Giani si dimetterà quando il Pd e gruppo glielo chiederanno, ma non da consigliere. Ritengo insieme ad altri che il giorno in cui va in Regione dovrebbe fare come Donzelli» , dice uno di loro richiamando il caso del pidiellino Giovanni Donzelli, che l’anno scorso fu eletto consigliere regionale e lasciò il posto in Comune. «Ci sono casi in cui, in un delirio di egocentrismo, si vuol forzatamente far vedere l’interesse personale come quello generale (ho chiaramente davanti a me alcuni vivi esempi). E quindi, quando fa fatica ad emergere quello che comunemente viene chiamato buon senso, non resta, oltre che piangere (parafrasando un bellissimo film), richiamarci e richiamare tutti alle regole che democraticamente ci siamo dati» , dice Andrea Pugliese regolamenti del Pd alla mano. A dare un primo stop tuttavia ci pensa la segreteria regionale dei democrat, che invita al rispetto del codice etico: «Ci sono tanti casi in Toscana che non sono mai stati presi di petto; nessuno fino ad oggi ha fatto ricorso allo statuto o al codice etico. Il problema insomma— dice il numero due del partito toscano Luca Sani — non viene sollevato, ma qualche mugugno a giro c’è, ed è comprensibile. Consigliere comunale a Firenze e consigliere regionale sono entrambi ruoli impegnativi; uno non è consigliere della pro loco. Quindi sarebbe raccomandabile evitare queste cose. Ci rimettiamo alla sensibilità dei singoli. Altrimenti non si sa mai quale giacchetta si veste» . Piacere Eugenio Giani, bi-consigliere.

David Allegranti 8/2/2011

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1 Commento

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Una risposta a “Due poltrone per Giani Il Pd: troppe, deve scegliere

  1. arianna

    litigano per una poltrona , sarebbe meglio se litigassero per le ingiustizie che il pd commette nei confronti dei cittadini, ma si sà la poltrona piace a tutti

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