«M’indigno e firmo» Rossi anti premier spinge il Pd ai gazebo

Corriere Fiorentino

«Non può esistere che il Paese non s’indigni» , ha tuonato il segretario regionale Andrea Manciulli qualche giorno fa rilanciando la mobilitazione contro il Caimano. Obiettivo dieci milioni di firme in tutta Italia (fissato da Bersani), un milione almeno in Toscana, praticamente i voti che ha preso Enrico Rossi alle elezioni regionali del 2010. E questo perché l’indignazione è tanta, così tanta che la raccolta è stata addirittura anticipata; sarebbe dovuta iniziare ai primi di febbraio ma come dice Manciulli «l’ondata di sdegno ha fatto mettere da subito tutti in moto» , perché lo sdegno è impellente, preme sullo stomaco che non vede l’ora di fare una puntatina in bagno per liberarsene. Già 3.500 firme a Firenze nelle 36 ore dell’ultimo fine settimana (a cui vanno aggiunte le 2 mila di quello precedente), ci informa il Pd, segno che appunto lo sdegno è tanto, che c’è una regione intera pronta a indignarsi contro il Cav. puzzone. Nella guerra dei numeri ci si infila anche Rossi: «In Toscana siamo a 25 mila!» , dice definendo sfrontato e senza pudore l’appello che Berlusconi ha rivolto sul Corriere della Sera al Pd per un «patto per lo sviluppo» . «Per firmare la petizione c’è chi si è messo pazientemente in coda e chi ha sopportato la pioggia o il vento, segno che c’era e c’è bisogno di un’iniziativa come questa» , dice il segretario metropolitano Patrizio Mecacci. Sono annunciati banchini un po’ ovunque, piazze, strade, mercati, giardini (sabato e domenica prossimi i gazebo saranno in diversi comuni dell’hinterland), perché urge la mobilitazione. Ai videomessaggi del grande fratello berlusconiano il Pd insomma risponde con i due minuti dell’indignazione, coinvolgendo l’opinione pubblica nell’esercitare pressione perché Berlusconi si dimetta. In linea con quanto tracciato da Massimo D’Alema domenica in un’intervista a Repubblica: «Questo è il vero fatto eversivo: la legittimazione maggioritaria che si erge contro il principio di legalità. Una situazione insostenibile, che ci ha portato alla paralisi totale delle istituzioni, e persino all’idea pericolosa di fare appello alla piazza contro i magistrati» . Eppure risulta altrettanto insostenibile che D’Alema, il Politico per eccellenza, voglia utilizzare la via giudiziaria per abbattere il Caimano, soprattutto dopo che per ben due volte (voto di fiducia del 14 dicembre e mozione contro il ministro Bondi) l’opposizione non è riuscita a tirare la spallata definitiva in Parlamento. E la raccolta firme, per quanto inutile dal punto di vista giuridico, resta comunque un appello alla piazza non contro i magistrati, ma contro un governo sostenuto da una maggioranza parlamentare. C’è qualcosa di «eversivo» anche nella minoranza che pretende di essere maggioranza senza essere passata dalle urne? «In quella metà campo c’è solo un blocco di potere, creato da Berlusconi, e una minoranza fanatica che lo segue sempre e comunque» , dice D’Alema, e ci manca poco che presenti la sua wish list dei ministri. In casi analoghi lui e i dalemiani (molti son toscani) ricordano sempre che il leader Massimo si dimise da premier quando si accorse, dopo la sconfitta alle regionali del 2000, che nel Paese la maggioranza era cambiata. «Ho ritenuto giusto prendere atto che la conclusione del duro confronto politico per le elezioni regionali ha visto il successo di una opposizione che aveva chiesto fin dall’inizio le dimissioni del governo» , spiegò. Qua tuttavia elezioni non ce ne sono, e dubitiamo che i sondaggi e le unioni sancite a tavolino possano sostituire il voto popolare. Peraltro lo dice anche lo stesso D’Alema nella stessa intervista, «la democrazia è fatta di regole, altrimenti è pura demagogia» . La sua proposta, dopo l’abbattimento del Cavaliere, è quella di mettere in piedi una coalizione, come la chiama Giuliano Ferrara sul Foglio, «TTB» , Tutto tranne Berlusconi. Da Vendola a Fini quindi, perché ci vuole «un’alleanza costituente» . Ma come? Lasciamo stare l’Unione prodiana, dove c’era dentro di tutto e ha retto un paio d’anni, prendiamo il Partito Democratico, che era nato con l’intento di fare una rivoluzione— «l’unione delle due anime del centrosinistra» — si diceva. Se il Pd è, per citare lo stesso D’Alema, «un amalgama mal riuscito» , questa alleanza cosa potrebbe essere? E poi vedi come va la vita: ti indigni, ti sdegni, e poi capita che perdi contro Sel alle primarie di Cagliari.

David Allegranti – 1/2/2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Pd

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...