La trappola di Miss Lega E la sinistra che ci casca

Corriere Fiorentino

Telefonate minatorie, comitati resistenziali, associazioni di comunisti che vanno all’assalto del «vero volto xenofobo e sessista della Lega» , annunci di «attacchi sonori» (eh? attacchi sonori?). A leggere le cronache con le reazioni della sinistra a miss Padania (oggi a San Miniato, Pisa) ti viene il dubbio, non capisci se ancora stiamo parlando delle selezioni per un concorso di bellezza o per trovare piuttosto i balilla del Duemila. La questione a dire la verità riguarda solo la gnocca, seppur sedicente padana in una terra che di padano ha poco, e non ci sono camicie verdi all’orizzonte pronte a marciare sulla Toscana, né canzonacce di rivisitazione parafascista, chessò «all’armi siam leghisti» . Tuttavia a sinistra si preferisce fare come quelle tante associazioni per le pari opportunità che qualche giorno fa hanno strepitato per calendario di Oliviero Toscani: anziché voltare pagina sbadigliando al primo pelo di pube immortalato dall’obiettivo, hanno convocato gli stati generali dell’indignazione, trasformandosi in pubblicitari dello scandalo. Lo stesso fanno adesso Sel, Anpi, Cobas e tutti i sottocomitati in difesa della Resistenza che oggi manifesteranno laddove le signorine mostreranno il loro stacco di coscia. Pubblicità gratuita, più utile di mille volantinaggi. E chissà che Renzo Ulivieri, allenatore e esponente di Sel, non faccia di nuovo pipì come sul cosiddetto sacro suolo» a settembre. Comunque, se di sessismo si tratta davvero, allora non c’è concorso di bellezza che possa essere risparmiato: coraggio, tutti in coda a far picchetti davanti Miss Italia, tutti davanti alle sedi di tivvù e giornali che ogni giorno trasmettono o pubblicano tette e culi. Se la questione invece è ideologica, dire come fanno i comitati di San Miniato che questa della Lega è una provocazione e una pagliacciata che il nostro territorio ripudia» , facendosi portavoce di una comunità intera, cozza con le belle chiacchiere sulla democrazia. Quelle di chi si mette sempre in prima fila con libri di Voltaire in mano, invocando libertà e tolleranza per se stessi ma negandole ad altri alla prima occasione. Sicché alla fine anche chi non simpatizza con la Lega, che è quella— giova ricordarlo — che ogni tanto minaccia di imbracciare i fucili quando, per dire, qualcuno le tocca il federalismo, alla fine è costretto a difenderne se non altro il diritto a organizzare miss Padania. E l’antileghismo in questo caso è come l’antiberlusconismo militante, che ha finora provato a dar spallate al Cav nelle piazze senza mai riuscirci definitivamente nelle urne. Oltretutto la sinistra, extraparlamentare e extraconsiliare, rischia di essere ridotta al lumicino delle opere di testimonianza, con l’aiuto della solita paccottiglia contestataria che fa sbadigliare quanto, appunto, un calendario di Toscani. Non è la prima volta che a San Miniato capitano cose del genere; a San Genesio l’anno scorso per la «Pontida toscana» manca poco c’era più polizia che manifestanti, più carabinieri che leghisti, perché anche lì, no pasaran! Il problema per la sinistra, e questo se lo dovrebbero porre quei dirigenti che in questi anni hanno guidato i partiti che la compongono, che il leghismo è già passato; non certo la pettorina verde che le signorine indosseranno, cui anteporre chissà quali valori della Resistenza, perché «questa è terra di partigiani» , ma sono quei quattro consiglieri in Regione, testimoni di una crescita elettorale che fino a dieci anni fa era impensabile. I partigiani non hanno certo combattuto per vietare alla Lega i concorsi di bellezza. Suvvia: libera miss in libera Toscana.

David Allegranti 30/1/2011

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