Spunti

Corriere Fiorentino

BONDI E L’ABIURA PRECONFEZIONATA

Sandro Bondi, il sirenetto di Fivizzano, rischia di essere sfiduciato in Parlamento. Si vota lunedì. Il cari compagni» inviato al Partito democratico per evitare spallate serve a poco, se il caravanserraglio del Terzo polo cattolici e laicisti insieme, ma si può?) ti punta una pistola carica alla tempia. Pronto il salvacondotto, annunciano quelli di Api, Fli e Udc: cinque punti che Bondi deve accettare per essere messo al riparo ed evitare la sfiducia. La deroga per l’assunzione del personale idoneo all’ultimo concorso dei Beni culturali, la proroga al tax credit per il cinema, il reintegro di 200 milioni per il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), l’eliminazione dei limiti di spesa per le mostre e sponsorizzazioni degli enti locali e il ripristino dei fondi per il ministero (circa 300 milioni). Il che cozza un po’ con le più sobrie dichiarazioni di Montezemolo, potenziale leader terzopolista, che dice «è ora di fermarsi, di deporre armi e nel futuro è sempre più indispensabile pensare ad una legislatura costituente che nel corso di due-tre anni realizzi quelle poche riforme indispensabili a far ripartire il Paese» . Ma la truppa parlamentare dei casinisti finiani rutelliani vuole l’abiura di Bondi. Ci manca solo che gli chiedano di rinunciare pure al Cav.

BERSANI E GLI INDIGNATI MANCANTI

Indignato, il segretario Bersani chiede dieci milioni di firme per «dare voce a tutti gli italiani indignati che non possono sopportare questa cosa qua» . Cioè il Cav. e il suo bunga bunga. «Non può esistere che il Paese non s’indigni, ci stiamo perdendo la faccia» , aggiunge il segretario regionale pd Manciulli. «Ogni livello di guardia appare ormai superato e non è pensabile non indignarsi se si vuole bene all’Italia» . C’è pure un sito, indignati. org, che ha inviato al presidente Napolitano una petizione per dire che a giro c’è un sacco di gente indignata. «Siamo indignati, mandiamolo a casa» , ma senza punti esclamativi, è il nuovo slogan, altro che rimbocchiamoci le maniche. In Italia e in Toscana l’indignazione è debordante. Il Pd di Scandicci scuote Arcore e Palazzo Chigi chiedendo le dimissioni di Berlusconi, perché l’Italia necessita di una eminente e capace guida politica che avvii una stagione di riforme condivise» . Bon. Già che siete lì indignarvi e raccogliere firme, manco fossimo in una riunione condominiale, e visto che in Italia in Parlamento non esiste la sfiducia costruttiva, perché in nome del popolo sinceramente democratico non arrivate almeno 26 milioni di firme? Ecco, se proprio indignazione deve essere, sia almeno quella della maggioranza degli italiani.

MATTEI E IL TATUAGGIO DEL PCI

Ieri Massimo Mattei, assessore della giunta Renzi, ha fatto gli auguri sull’Unità al suo partito. Quale? Il Pd, diviso in duelli rusticani sul Primo Maggio fra renziani e antirenziani? Macché, il Pci. Che — scrive Mattei— era più di un partito, era un «po’ amuleto e un po’ tatuaggio» , «popolo nel popolo, un intellettuale collettivo, una forza che teneva insieme De Filippo e il contadino pugliese, Moravia e l’operaio lombardo, Guttuso e il muratore umbro e dove spesso erano i primi ad essere interessati alle lezioni dei secondi» . Che figata insomma il Pci, dice l’assessore, descrivendolo come fosse una comune hippie, un po’ casa nella prateria un po’ Heidi, un «Partito libero, dove spesso ci si scannava per rifiutare una poltrona e dove si discuteva aspramente, fino alle lacrime, fino al graffio, fino alla mèta della sintesi che sistemava tutto e tutti. Perché i tatuaggi sono cose serie. Chi non ha conosciuto il Partito comunista s’è perso una cosa bella di questo Paese» . Ecco finalmente abbiamo scoperto che era il Pci il vero partito dell’amore. Dove c’era gente simpatica come Togliatti, che dopo aver approvato la distruzione fisica del comitato centrale del Partito comunista polacco si schierò con l’Unione Sovietica a favore del patto Molotov-Ribbentrop. Ma quello di Mattei era lo stesso Pci che nel ’ 56 approvò l’intervento sovietico in Ungheria?

David Allegranti – 22/1/2011

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