La strana coppia Gianni, Matteo e il modello da esportare

Corriere Fiorentino

ROMA — Contestato e criticato: quel pranzo con il Cav. rischiava di rimanere sullo stomaco al Cyberscout. E invece è proprio l’effetto Arcore ad aver sbloccato la partita su Uffizi e tassa di scopo. E ieri fra Gianni Letta e Matteo Renzi, seduti accanto, non si sapeva chi dei due era più felice. Se il braccio ambidestro di Berlusconi per aver trovato un personaggio con cui è così facile dialogare, («il vincitore della classifica dei sindaci più amati: mi piace che dopo questa graduatoria lui sia qui, è un debutto ufficiale con un atto importante» ), oppure Renzi per il risultato ottenuto. Mentre la soprintendente Cristina Acidini è lì fra i giornalisti a schiumare rabbia perché messa da parte. E se i risultati son questi, «chiederò di essere ricevuto una volta al mese ad Arcore» , anzi «se funziona così fisso già quella di gennaio» , ha detto Renzi scherzando insieme a Letta, che arrossiva spesso, e ci mancava poco che non si dessero qualche solidale gomitata d’intesa. «— si è fatto tanto chiasso— ha detto Letta — per una visita che il sindaco di Firenze ha reso al presidente del Consiglio, sia pure a casa, ma nelle sua qualità di presidente del Consiglio. Beh, se oggi noi abbiamo questo protocollo, e se oggi possiamo presentare un risultato così importante alla città di Firenze e portare per tutta Italia un esempio e un modello così significativo, è anche perché sul piano istituzionale il presidente del Consiglio e il sindaco si sono incontrati, capiti e hanno collaborato nell’interesse della città di Firenze» . E chissà che non ci saranno altri pranzi ad Arcore. Forse no, ma Paolo Bonaiuti garantisce: «Farò da pungolo a favore della mia città» . D’altronde, come dice Letta, siamo in presenza di un modello. La firma del protocollo di ieri è «un esempio di come, quando si collabora ad un risultato comune e con una finalità alta in termini istituzionali, come sempre dovrebbe essere indipendentemente dai colori e dalle appartenenze, i risultati si raggiungono» . Anche quello è un «modello esemplare da esportare» . Ma da come parla sembra quasi che per Letta sia più interessante essersi imbattuto nel sindaco fiorentino che non aver firmato l’accordo: «L’evento più importante è la collaborazione istituzionale che si è realizzata con il sindaco di Firenze e di questo voglio ringraziare il sindaco Renzi» . E anche il Cyberscout si dice «grato a nome della città» , e manda anche un saluto e un «ringraziamento formale» persino al ministro Bondi, ieri assente, con cui pure in passato non sono mancati toni polemici di cui il sindaco Fonzie sembra quasi scusarsi. Dovrà forse scusarsi con il Cav. in versione editore però: Renzi — confermano fonti vicine al sindaco — non pubblicherà più il suo libro, che uscirà a febbraio, con la Mondadori. Dopo le polemiche di Arcore ha preferito evitare altre accuse e ha scelto la Rizzoli. Ma se Renzi se la ridacchia, e l’Idv di Firenze e la sovrintendente del Maggio Musicale Francesca Colombo rilasciano dichiarazioni soddisfatte, c’è chi come il sindaco di Pisa è pronto alla protesta. «La collaborazione istituzionale deve valere in ogni caso, per tutte le città, soprattutto per il rispetto degli impegni presi e poi disattesi» , dice Marco Filippeschi riferendosi ai ritardi del governo sul museo delle antiche navi romane e sul cantiere degli scavi archeologici. «Io devo e voglio spiegare ai cittadini pisani, a quelli toscani e a tanti nel mondo il perché dei ritardi e dei tagli di risorse e dunque non accetto che ci siano disparità di trattamento. Se il governo volesse invece formare un club esclusivo di favoriti, lasciando indietro i più, sappia che i più si faranno sentire. Sindaco di Pisa in testa» . Fra i parzialmente soddisfatti invece c’è Vittorio Sgarbi, ieri a Pitti. «Sono molto felice che la Convenzione tra il ministero dei beni culturali e il Comune di Firenze sia stata firmata oggi a Palazzo Chigi, oltretutto in tempi così veloci. Vorrei partecipare a questa festa, non capisco perché io non sia stato invitato visto che ho favorito la firma di questa intesa. Ho la massima stima del sindaco Renzi, che mi aveva dato mandato di mediare con Bondi per arrivare alla firma di questo accordo. È per questo motivo che io sarei andato volentieri a Roma» . Prima di salire a Palazzo Chigi, Renzi ha fatto un salto alla direzione nazionale del Pd, per ascoltare il segretario Bersani. Seduto accanto a Daniela Lastri, non ha partecipato al voto sulla relazione, e ha preferito non commentare. Anche Pippo Civati a un certo punto ha lasciato Largo del Nazareno: «Devo andare via ma se fossi rimasto avrei votato contro la relazione di Bersani» . Dalla relazione del segretario «non è emerso nulla di nuovo. Sempre le solite cose e di fatto, anche se nessuno lo dice, le primarie sono state liquidate» . E Renzi invece? Non è dato sapere. Ma non aveva la faccia molto soddisfatta.

David Allegranti 14 gennaio 2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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