Aperitivo dei rottamatori (con nostalgia Leopolda)

Corriere Fiorentino

ROMA — L’eco novembrina di Firenze, alla «direzione parallela» che precede quella ufficiale di oggi, si sente ancora: la richiesta di rinnovamento del Pd e tutto il pacchetto degli sfasciacarrozze rimangono intatti. Il format è più o meno lo stesso, con due presentatori, gli interventi e la carrellata di video, anche se il caffé letterario sulla via Ostiense non è la Stazione Leopolda, tira aria da aperitivo — sarà l’orario d’inizio, le 19— — e manca il protagonista, Matteo Renzi, che fra una calcagnata e l’altra in questi giorni si è allontanato dalla sua creatura.

I rottamatori però son sempre lì, con le loro giacche e i loro jeans e uno spritz in mano. Pronti a difendere le primarie e forse anche a presentare un proprio candidato alle primarie in caso di elezioni. «Ma prima bisogna capire se si va al voto. Poi valuteremo con serenità» , dice Pippo Civati. Niente è escluso insomma per i rottamatori. Che sembrano spostarsi sempre più «a sinistra», almeno sul caso Fiat. C’è persino un documento che circola su «Mirafiori e ammortizzatori» firmato da Davide Imola, del dipartimento economico Cgil nazionale, il quale sul marchionnismo che piace molto al Cyberscout ha idee chiare: «Rischiamo di cadere nel tifo ideologico, accreditando come innovazione e sviluppo pratiche ottocentesche in cui il ricatto occupazionale è fortissimo, così come le discriminazioni e le liste di prescrizione. È ciò che accade oggi agli iscritti alla Fiom. E non è nemmeno pensabile di riproporre ciò che avveniva nella prima metà del novecento quando la contrattazione collettiva era presente solo in poche grandi aziende e la contrattazione aziendale era più importante di quella nazionale. Allora erano presenti le gabbie salariali. Oggi sarebbe: un salario per Pomigliano, uno per Mirafiori, uno per Melfi, uno inferiore per le donne… Cosa c’è d’innovativo in questo?».

La domanda è da girare al Pd e a Renzi, che su Facebook per il suo marchionnismo è stato preso a pallettoni dai rottamatori. «Sì, sì viva il cambiamento, ma a pensarla come Renzi cambian solo le condizioni dei lavoratori e restano le cessose Panda, Punto e Bravo», scrive Francesco Sarti sulla sua bacheca. «Giuseppe, mi sa che devi rottamare Renzi… te lo sei perso lungo la via di Arcore», scrive Elisabetta Lunardi sul profilo del consigliere regionale lombardo. Ieri Civati l’ha spiegato con chiarezza: «Renzi può stare tranquillo, non vogliamo diventare una corrente, non abbiamo posti da preservare, non ne cerchiamo» . A giro ci sono Debora Serracchiani, il senatore veltroniano Roberto Della Seta e il deputato Ermete Realacci. C’è Giulia Innocenzi, della trasmissione di Michele Santoro. Parlano esponenti di Sel, dell’Italia dei Valori. E poi c’è Francesco Nicodemo, consigliere comunale di Napoli, che sul palco racconta d’aver preparato un pullman, che si è svuotato quando si è saputo che Renzi non sarebbe venuto e quindi ha dovuto ripiegare su una macchina. Poi, sceso dal palco, spiega che stava scherzando e dice: «Noi vogliamo troppo bene a Renzi, ma ha fatto una cappellata a non venire qua, non c’è nessuna corrente: doveva esserci. Questo è il suo popolo, quello che un giorno potrebbe chiedergli di fare il segretario del partito». Dispiaciuta invece Francesca Santolini, che presenta la serata, scrittrice e ex assessore del municipio uno di Roma, che era a Firenze e non capisce bene alla fine cosa sia successo con Renzi: «Dispiace a me e a tutte quelle persone che hanno partecipato alla Stazione Leopolda con entusiasmo. Non si capisce bene il motivo di questo strappo. Credo che finora sia mancata la solidarietà generazionale perché ci sia vero rinnovamento, di cui Renzi e Civati rappresentano una speranza. Ci saranno anche posizione diverse al nostro interno, ma non c’è contrapposizione ideologica. E io spero che questo sia anche un momento di crescita e che spero non si concluda così l’avventura. Spero ci sarà modo di chiarirsi» .

E l’accusa di voler fare una corrente? «Io non sono entrata nel Pd perché non volevo far parte di un clan o di correnti, quindi figuriamoci. Questa cosa l’ha iniziata Renzi, e ora improvvisamente è diventata una corrente?». Ma quale corrente ribatte di nuovo Civati, più interessato a parlare di alleanze credibili che non consistano nella caccia a Casini e Fini: «Al di là delle alchimie, l’interlocuzione con il terzo polo non può portare al fatto che perdiamo anche l’anima» . Si tenga per esempio in considerazione quel Beppe Grillo (se non lui quantomeno il suo pubblico), che il consigliere regionale è andato ad ascoltare a Cesena in un’iniziativa del suo movimento: «Fra quella gente — assicura il consigliere lombardo — c’è molto di nostro» . E oggi tutti, Renzi compreso, a sentire il segretario Bersani.

David Allegranti
13 gennaio 2011

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