«Al Pdl servono candidature in base al merito»

Corriere Fiorentino

Finora è sempre stato il Partito democratico a interrogarsi sui metodi di selezione della classe dirigente, a partire dal dibattito-duello sulle primarie appena rispolverato ma per la verità mai del tutto abbandonato). Farle, non farle, come farle? Dubbi però iniziano anche a farsi largo nel Pdl. Ed è il deputato e coordinatore cittadino Gabriele Toccafondi ad avviare la discussione nel suo partito. D’altronde, dice, «l’ho sempre sostenuto, io tra la nomina e le preferenze preferisco le preferenze. Lo so che è un sistema che può degenerare, ma se non altro è più oggettivo» . Così la scelta dei candidati non lasciata in mano alle segreterie dei partiti, che operano in base a criteri non meglio specificati. «E quali sono appunto questi criteri?» , si chiede Toccafondi. Finora non si sono visti. «Il Pd molla le primarie, e il Pdl che fa? Non dico che dobbiamo prendercele noi, però almeno studiamo un metodo di selezione delle candidature che non sia quello della nomina» . Il ragionamento è aperto a tutti i tipi di elezioni e, ci tiene a specificare il coordinatore, «vale anche per me» . Ci vuole meritocrazia spiega Toccafondi. Sia premiato chi lavora, faccia carriera chi si impegna quotidianamente. Ci vogliono insomma «criteri selettivi» per questo Pdl che ha l’ambizione di diventare davvero classe dirigente in Toscana. D’altronde il caso di Giovanni Galli— sempre con un piede fuori dalla porta, quasi dal primo giorno in cui arrivato a Palazzo Vecchio, ma capogruppo del Partito della Libertà in Comune anche se eletto con una propria lista— insegna. Se se ne andasse per fare il direttore sportivo in qualche squadra di calcio (il Bologna, come si è detto nei giorni scorsi), sarebbe il terzo candidato sindaco a Firenze che abbandona il campo. E forse sarebbe un problema, anche se in questo caso l’addio forse non sarebbe frutto dell’ennesimo maldipancia nei confronti dei vertici del partito. Toccafondi ha notato un po’ di lassismo in queste ultime due settimane fra i consiglieri comunali del Pdl. Va bene che è un periodo di vacanza, epperò — ha osservato il coordinatore in colloqui con qualche compagno di partito— non è possibile che il sindaco Matteo Renzi spadroneggi e che del Pdl non ci siano grandi tracce. I consiglieri comunali hanno raccolto le preferenze, giusto, e queste nessuno gliele toglie. Ma non significa essere autorizzati a mollare la presa: bisogna lavorare. Per questo oltre a chiedere parametri oggettivi validi per la selezione delle candidature, Toccafondi vuole stabilire dei metodi per valutare il lavoro dei cinque anni. Fare interrogazioni, stare in città, organizzare incontri, stare sui giornali, sono alcuni criteri necessari secondo il coordinatore per stabilire il valore di chiunque, consiglieri compresi. Ma il discorso, ripete, vale anche per i parlamentari; e lui ci mette la faccia in prima persona, perché «anche io sono un nominato» , ricorda. E per quanto riguarda il Consiglio comunale «se resto io coordinatore a Firenze occorrerà dare una valutazione agli eletti, perché non è così automatica la ricandidatura» . Insomma, Toccafondi come Brunetta: a caccia di fannulloni.

David Allegranti © RIPRODUZIONE RISERVATA

9 gennaio 2011

www.corrierefiorentino.it

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