I rottamatori e lo strappo (però negato)

Per diversi mesi il fronte della rottamazione è rimasto integro, nonostante le diverse provenienze politico-culturali dei due leader Matteo Renzi e Pippo Civati, uniti dalla battaglia per il rinnovamento del Partito Democratico. Da qualche tempo tuttavia sembra non esserci più l’equilibrio iniziale fra il Cyberscout e il gruppo nato attorno all’assemblea della Stazione Leopolda. Sul Riformista di ieri Filippo Taddei, economista, rottamatore animatore dell’iniziativa bolognese del prossimo 16 gennaio, prendeva le distanze dal sindaco di Firenze: Renzi è estremamente popolare, ma Prossima Fermata Italia non è Renzi. È il tentativo di rinnovare il Pd» . Civati però, che ha parlato con Taddei, di cui è molto amico, prova a smorzare la polemica smentendo che rottamatori vogliano rottamare il Cyberscout: «È una roba inventata dal Riformista — dice il consigliere regionale lombardo — abbiamo già inviato una smentita. Non c’è nessun problema con Renzi ora, lo abbiamo avuto semmai con la fermata di Arcore. È chiaro che c’è in corso un giochino di una parte politica del Pd per dire alla prima sbavatura che ci dividiamo» . Fatto sta che Renzi a Bologna, dove le primarie del centrosinistra hanno raggiunto un livello di tensione simile a quello di Firenze nel 2009, non ci sarà. Un modo per tenersi lontano da una partita che finora ha suscitato molte polemiche. Fra i rottamatori però le perplessità nei confronti di Renzi aumentano, e non tutte sono riconducibili al famoso pranzo di Arcore considerato, comunque sia, un errore. Hanno capito che Renzi in fondo sta portando avanti una partita tutta sua, su campi di gioco diversi. Civati è tuttavia sereno. Lavora perché a prescindere dal Cyberscout Prossima Italia possa stare in piedi da sola. E garantirsi autonomia, visibilità propria e autosufficienza senza la benedizione mediatica di Renzi è ciò che i rottamatori vogliono fare. Anche perché sanno benissimo che altre iniziative, del tutto sganciate dalle intenzioni con cui è nata Prossima Fermata Italia e non concertate, come il viaggio ad Arcore, potranno ricapitare. «Massima autonomia» , è il motto. D’altronde dall’assemblea della Leopolda erano venute fuori parole d’ordine legate a battaglie storiche di sinistra, dalla difesa delle unioni civili in giù. E consolidarsi troppo a sinistra non è sicuramente per Renzi una mossa che può pagare. Anche perché lui predilige altre zone del campo, gioca sulla linea del fuorigioco, novello Pippo Inzaghi, e deve guardare a un elettorato moderato. Quello montezemoliano? Illazioni, ma la domanda fra i rottamatori circola. Non aver costituito una corrente, tuttavia, ricordano, è utile a far capire che la libertà di movimento c’è: se Renzi vuole giocare anche partite diverse lo può fare, l’importante è mantenere vivo almeno lo spirito originario di Prossima Fermata. Insomma, Renzi — e lo dimostra quotidianamente con le sue estemporanee iniziative— non ha bisogno di loro: ora i rottamatori vorrebbero capire come poter sopravvivere senza il suo tocco da Re Mida dei media. Che però, al netto della hybris, non è immune dal dubbio, soprattutto dopo le critiche per il suo incontro con Berlusconi: pare infatti che Renzi stia cercando di non pubblicare più il suo libro con Mondadori made in Cav. Lo farà? Possibile: d’altronde quando la casa editrice di Segrate aveva iniziato a pubblicizzare l’uscita— settimane fa — il sindaco non aveva ancora firmato un contratto.

David Allegranti – Corriere Fiorentino 24 dicembre 2010

www.corrierefiorentino.it

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