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I nostalgici del Cavaliere

È tornato Berlusconi, sì proprio lui, con il suo stile e la sua cifra più riconoscibile: la dichiarazione subito autosmentita, l’ottimismo inguaribile di chi si ritiene ancora — unico e solo — l’inimitabile campione di una mitologica destra liberale, rivoluzionaria a suo modo, persino sovversiva in un Paese incistato come il nostro. È stata una momentanea sparizione, per mano dell’eurotecnocrazia e dei mercati, seguita dal governo del Preside, Mario Monti, che dovrebbe mettere a bada una classe dirigente politica inadeguata, litigiosa e incapace di riformare se stessa.

[Continua a leggere sul Corriere Fiorentino]

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Un video del 1999 da guardare ciclicamente

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Primarie aperte, così aperte che non si vedono più

Se avevate ancora qualche dubbio sull’assemblea nazionale del Pd di metà luglio (che si terrà solo il 14 causa “impegni parlamentari”), la convocazione inviata oggi dalla presidente Rosy Bindi ve li toglie tutti:

L’Assemblea è convocata per approfondire l’esame della situazione politica in Italia e in Europa, il confronto sulla riforma della legge elettorale e avviare la definizione dei punti programmatici per l’alternativa che il Pd intende presentare al Paese. In questa occasione adotteremo anche il documento elaborato dal Comitato diritti del Pd.

Confido nella vostra partecipazione e nel contributo di idee e proposte che ciascuno di voi saprà esprimere anche in questa occasione.

Nessun cenno alle primarie. Ma in fondo a Roma mica si stanno occupando di quelle, i problemi sono altri.

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Mary Poppins e le primarie

Mary Poppins è entrata a far parte, a sua insaputa, delle primarie del Pd, e Stefano Fassina può dare vita a una nuova corrente interna al partito, quelli che considerano la signora Poppins — una che sistema tutto con uno schiocco — un chiaro riferimento culturale di destra. Matteo Renzi, candidato in pectore alle primarie del centrosinistra (ora più che il regolamento del Pd sembra pesare sulla corsa l’ipotesi ventilata di un voto anticipato), la utilizza per dire che «non ha funzionato il “ghe pensi mi”», anche se suona un po’ strano che lo dica proprio l’inventore del «ghe Renzi mi», e accresce così il suo pantheon iper pop come neanche Veltroni era riuscito a fare. D’altronde è lo stesso Renzi a citare il leader come uno da rottamare, sì, ma salvando il discorso del Lingotto come un chiaro orizzonte politico-culturale. E con esso l’idea che il Pd possa parlare a un’Italia trasversale, post-ideologica. Continua a leggere

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Primarie, il manifesto dei sindaci (e non solo) per Bersani

«Sappiamo che per sanare il Paese occorre una buona politica e il Pd ha una buona politica. La Carta di intenti che Bersani ci propone di costruire arricchirà la proposta che il Pd farà al Paese. Ci sentiamo coinvolti in questo percorso e vogliamo contribuire ad arricchirlo. Per questo convintamente sosteniamo la candidatura di Pierluigi Bersani alle primarie per la premiership dell’alleanza tra i democratici e i progressisti di cui ha bisogno il Paese». È la conclusione di un appello firmato da diversi sindaci – e non solo – del Partito Democratico a sostegno di Bersani candidato alle primarie. I bersaniani rispondono così alla convention organizzata da Renzi per il 23 giugno. Il manifesto è stato sottoscritto, fra gli altri, da Piero Fassino (sindaco di Torino), Roberto Cosolini (sindaco Trieste), Flavio Zanonato (sindaco Padova), Claudio Pedrotti (sindaco Pordenone), Roberto Scanagatti (sindaco Monza), Massimo Federici (sindaco La Spezia), Virginio Merola (sindaco Bologna), Daniele Manca, (sindaco Imola), Giuseppe Fanfani (sindaco Arezzo),Emilio Bonifazi(sindaco Grosseto), Luciana Cappelli (sindaco di Empoli), Alessandro Tambellini (sindaco di Lucca), Samuele Bertinelli (sindaco di Pistoia),Alessandro Cosimi(sindaco Livorno), Vladimiro Boccali (sindaco Perugia), Fiorello Gramillano (sindaco Ancona), Massimo Cialente (sindaco L’Aquila), Cosimo Consales (sindaco Brindisi), Vito Santarsiero (Sindaco Potenza), Paolo Garofalo (sindaco Enna), Peppino Vallone (sindaco Crotone), Gianfranco Ganau (sindaco Sassari),Enrico Rossi(presidente regione Toscana), Vasco Errani (presidente regione Emilia Romagna), Vito De Filippo (presidente regione Basilicata), Paolo Filippi (presidente provincia Alessandria),Andrea Barducci(presidente provincia Firenze), Piero Lacorazza (presidente provincia Potenza), Alessandro Giudici (presidente provincia Sassari), Roberto Deriu (presidente provincia Nuoro).

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L’errore del Partito Democratico

Più passano i giorni, più questo 2012 assomiglia parecchio al 2008. Matteo Renzi che gioca al “mi si nota di più”, mi candido o non mi candido, ma in realtà ha già deciso cosa fare da grande, Renzi che critica i gruppi dirigenti ritenendoli inadeguati. Anche nel 2008 accadde lo stesso. Passò un paio di mesi così, facendo intendere che prima o poi avrebbe deciso; accelerava, poi rallentava, poi di nuovo accelerava, teneva tutti sulla corda. Giornalisti, avversari. Si parlava, comunque di lui. Poi affittò il Palacongressi e disse: gente eccomi, ci sono.

Più passano i giorni, più questo 2012 assomiglia parecchio al 2008. Renzi che scalpita, la nomenclatura del Pd che lo attacca, gli dice di stare al suo posto, di mettersi in fila, di non fare troppo lo spaccone, di non candidarsi e pensare di fare il sindaco. A Firenze gli dissero “non ti candidare, fatti un altro giro in Provincia”. Da Roma arrivarono le disposizioni sulle primarie, di coalizione e aperte pure quelle, tanto che i candidati del Pd erano quattro e c’era un candidato della sinistra. Poi s’inventarono, a gara in corso, quella regola del quaranta per cento, la soglia da raggiungere per evitare il ballottaggio.

È sempre stato questo uno dei problemi del Pd quando ha scelto la via della demonizzazione: il tutti contro uno. Ma questo è proprio il terreno su cui Renzi sa giocare meglio. Più il partito lo demonizza, più lo rende simpatico anche a chi nel migliore dei mondi possibile non lo voterebbe.

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Le primarie aperte piacciono (anche) ai bersaniani

Le primarie aperte ormai piacciono anche a dirigenti molto vicini al segretario Pier Luigi Bersani, come Matteo Orfini. Il responsabile Cultura e informazione del Pd l’aveva detto qualche giorno fa da queste parti, in una chiacchierata con il Corriere Fiorentino.

«O eleggiamo il candidato premier con le primarie di coalizione oppure se eleggiamo il segretario del partito, le primarie le facciamo con gli iscritti. A me vanno bene entrambe le soluzioni; basta decidersi e non vivere in uno psicodramma per cui ogni sei mesi uno si alza e chiede le primarie. Renzi vuole le primarie? Benissimo, ma se vince Bersani non è che poi un altro si presenta in assemblea e le chiede di nuovo». Altro discorso è quello sulle primarie per i parlamentari. Anche qui bisogna fare un po’ di ordine, dice Orfini, molto critico nei confronti di liste civiche (perfino quelle in chiave anti-Renzi) che mettano Zagrebelsky o Saviano (anche se ieri l’interessato ha smentito ipotesi di questo tipo) al posto di Iva Zanicchi. «Le primarie le puoi fare stabilendo un po’ di paletti; un po’ di quote di genere, di rappresentanza territoriale, ma quando si dice riservare una quota non deve servire a garantire lo staff e i portavoce dei leader, come la portavoce di Prodi, Sandra Zampa (tra i firmatari dell’odg). A me sarebbe piaciuto che chi oggi porta quell’ordine del giorno in direzione lo avesse fatto anche l’altra volta, quando furono fatte le liste bloccate. Io le chiesi al mio partito regionale. Ci vuole dignità nelle battaglie politiche. A qualcuno di loro, come Civati, la riconosco, ma altri sono stati catapultati in regioni in cui non c’entravano nulla».

Concetto ribadito sul Foglio di oggi.

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Assessore con Renzi, una vita da precario

Sono due i mestieri più precari del mondo: l’allenatore del Palermo con Zamparini presidente e l’assessore con Renzi sindaco. E poco importa se le dimissioni sono indotte, caldeggiate o perentoriamente richieste, oppure se sei tu il primo a cedere: essere traballanti è una condizione esistenziale di chi mette piede al Renzo Barbera o si muove nelle stanze di Palazzo Vecchio. Come uno yogurt, prima o poi arriverà la data di scadenza.
Con Renzi capita dai tempi della Provincia: da presidente in cinque anni cambiò mezza giunta, buttando fuori da Palazzo Medici Riccardi anche assessori dei Ds, che a quei tempi non erano un partitino di contorno ma arrivavano al 37 per cento. In Palazzo Vecchio, nel 2009, erano arrivati in dieci — cinque donne e cinque uomini — ma come nella filastrocca dei piccoli indiani di Agatha Christie in due anni e mezzo i dieci poveri assessori hanno iniziato ad andarsene; uno ha fatto indigestione, uno è caduto addormentato, uno è rimasto indietro, uno è stato colpito da una scure, uno è stato punto da una vespa e un altro è stato fermato dal tribunale. Continua a leggere

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Assessore della giunta Renzi si dimette e lo attacca

“Ho sempre pensato che chi è chiamato a governare Firenze sia a servizio della città e non che la città, Firenze, sia a servizio e uno strumento utile al perseguimento di ambizioni personali”. Così Claudio Fantoni dimettendosi da assessore al bilancio della giunta di Matteo Renzi. Maggiori dettagli, qui.

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Primarie, l’assalto e il contropiede

Si erano politicamente separati con toni poco simpatici, ma adesso Matteo Renzi e Pippo Civati si trovano di nuovo uniti nell’assalto alla diligenza, anzi alla dirigenza. Intendiamoci, niente patti, niente intese, niente ritrovata concordia. Ma sono gli obiettivi a renderli vicini: la richiesta di primarie per l’elezione del candidato alla premiership e per i parlamentari. L’altro giorno Civati, Sandro Gozi, Paola Concia e Ivan Scalfarotto e altri avrebbero proposto alla direzione del partito, se non fosse stata rinviata causa terremoto, un ordine del giorno di tre punti.

«Le candidature alle elezioni politiche saranno decise attraverso elezioni primarie per i parlamentari con qualsiasi sistema elettorale; il limite dei tre mandati è stabilito per tutti; il candidato alla premiership sarà deciso attraverso elezioni primarie aperte da tenersi nel mesi di ottobre 2012» (anche le Officine Democratiche stanno per iniziare a raccogliere le firme nell’assemblea regionale per avanzare una proposta simile). Continua a leggere

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